Tumore del colon-retto

Il tumore del colon-retto è il tumore dell’intestino crasso, o grosso intestino, che è l’ultima parte dell’apparato digestivo. Colpisce, ogni anno, oltre 30.000 persone ed è il terzo tumore per diffusione in Italia, dopo il tumore del polmone e quello della mammella (in particolare, è il secondo tumore per diffusione nel sesso maschile e il terzo in quello femminile). La maggior parte dei casi di tumore colorettale inizia con un piccolo ammasso benigno di cellule, il polipo, che cresce sulla mucosa che riveste l’organo. Nel corso del tempo, il polipo si può trasformare in maligno.

Sintomi
Nella maggior parte dei casi, i polipi del colon non danno sintomi. Spesso, si scopre la loro presenza soltanto attraverso gli accertamenti.
Tuttavia, fondamentalmente, si possono presentare due sintomi importanti:
– sanguinamento
– comparsa di una stitichezza improvvisa

Fattori di rischio
I polipi possono essere piccoli e, quindi, possono generare pochi sintomi o essere asintomatici. Per questo motivo, i medici raccomandano esami di screening regolari per prevenire il tumore colorettale, individuando i polipi prima che diventino maligni.
Gli esami di screening sono consigliati, intorno ai 40 anni, nelle categorie a rischio che hanno:
– fattori genetici, quali l’adenomatosi poliposa familiare (Familial Adenomatous Polyposis, FAP) o fattori anamnestici, come la presenza in famiglia di un carcinoma del retto o di polipi
– rischi legati a una dieta ipercalorica, ricca di grassi animali e povera di fibre

Esami e diagnosi
La prevenzione del tumore colorettale consiste, quindi, nel trattamento del polipo prima che degeneri in tumore. Il polipo, nel 95% dei casi, diventa un tumore maligno.
La diagnosi precoce è fondamentale per il tumore colorettale e può essere fatta con un esame annuale del sangue occulto nelle feci e con una colonscopia, che va eseguita, per la popolazione generale, a 50 anni; per le categorie a rischio si consiglia di eseguire la colonscopia intorno ai 40 anni.

La colonscopia è un’indagine endoscopica che consiste nell’introdurre dall’ano una sonda flessibile, che risale nel retto e poi in tutto il colon e che consente, così, l’esplorazione di tutta la mucosa del retto e del colon.
L’indagine endoscopica può essere eseguita con il paziente sedato.
Lo scopo è quello di cercare l’eventuale presenza di polipi e di rimuoverli, possibilmente nella stessa seduta (polipectomia).
La colonscopia virtuale è, invece, una TC multistrato, con la quale è possibile esplorare l’intero percorso del colon senza inserire sonde.
La colonscopia tradizionale permette, oltre alla diagnosi del polipo, anche la sua asportazione nella stessa seduta. La colonscopia virtuale, al contrario, permette un’accurata diagnosi del polipo, ma non la rimozione, quindi il paziente successivamente deve rifare la preparazione per sottoporsi a una colonscopia tradizionale con la quale rimuovere i polipi. La colonscopia virtuale è un esame non invasivo ma ha questo limite e, soprattutto, quello del carico radiante, che equivale a circa 400 radiografie del torace.

I campioni di tessuto (biopsie) del polipo o il polipo intero vengono successivamente inviati al laboratorio per l’esame istologico.
Se, dall’esame istologico, si scopre la presenza di un carcinoma, il chirurgo dovrà, successivamente, intervenire per asportare la parte di colon coinvolta ed eventualmente anche i linfonodi.

La tecnica oggi più utilizzata, quando possibile, è la laparoscopia. L’intervento è meno invasivo perché non si eseguono tagli ma piccoli fori sull’addome, attraverso i quali si inseriscono gli strumenti per effettuare l’asportazione del colon. L’incisione chirurgica è molto più piccola e, quindi, il trauma per il paziente è sicuramente inferiore.

I vantaggi dell’intervento in laparoscopia consistono nell’evitare una lunga incisione chirurgica, in una minore perdita di sangue e nel garantire al paziente un recupero postoperatorio molto più rapido.

Trattamento e farmaci
I farmaci chemioterapici sono usati per uccidere le cellule tumorali che possono essere state lasciate dopo la rimozione chirurgica del tumore e per ridurre il rischio di ricomparsa del tumore. La chemioterapia può essere associata a un altro trattamento chiamato immunoterapia. Durante l’immunoterapia, il paziente assume farmaci che aiutano il sistema immunitario a combattere il tumore. La ricerca ha dimostrato che la combinazione di chemioterapia e di immunoterapia aiuta a prevenire la diffusione del tumore colorettale meglio della sola chemioterapia.
I farmaci chemioterapici ostacolano la capacità delle cellule tumorali di crescere e di diffondersi, ma danneggiano anche le cellule sane. Anche se le cellule sane in grado di recuperare nel corso del tempo, possono verificarsi effetti collaterali come nausea, vomito, perdita di appetito, affaticamento, perdita di capelli e aumentato rischio di infezione.

Oltre alla chemioterapia, negli ultimi anni si è sviluppata la possibilità di utilizzare i farmaci biologici, quelli che comunemente vengono chiamati farmaci a bersaglio o farmaci intelligenti.
I farmaci biologici, invece di funzionare in modo indiscriminato come la chemioterapia, funzionano contro alcuni meccanismi che hanno un ruolo chiave nella crescita delle cellule tumorali.
Questi farmaci migliorano le cure con un aumento dell’aspettativa di vita dei pazienti di quasi il doppio e, soprattutto, garantiscono una migliore tollerabilità della cura, poiché hanno molto meno effetti tossici rispetto alla chemioterapia.
I farmaci biologici sono farmaci molto costosi che funzionano solo in casi selezionati, cioé funzionano unicamente in quei pazienti in cui esiste la caratteristica biologica, ovvero il bersaglio, contro cui questi farmaci sono diretti.

Prevenzione primaria
Nella stragrande maggioranza dei casi, è possibile ridurre notevolmente il rischio di polipi al colon e di tumore colorettale con la diagnosi precoce e con una corretta alimentazione. Negli ultimi 20 anni, la ricerca si è concentrata sui fattori di rischio controllabili per il tumore colorettale. Ora è noto che la dieta, lo stile di vita e l’esposizione a certi agenti cancerogeni occupazionali e ambientali aumentano il rischio di sviluppare la malattia.

Dieta
– Il calcio può proteggere in modo significativo contro i polipi e i tumori del colon-retto. Buone fonti alimentari di calcio sono il latte scremato e i suoi derivati (a basso contenuto di grassi), i vegetali a foglia verde e i legumi. Anche la vitamina D, che aiuta l’assorbimento del calcio, sembra contribuire a ridurre il rischio di tumore del colon-retto.

– Una dieta ricca di frutta e verdura e di cereali integrali, alimenti ricchi di fibre, può ridurre il rischio di sviluppare polipi al colon. Frutta e verdura contengono anche antiossidanti che possono aiutare a prevenire il cancro.

– Attenzione al consumo di grassi. Alcuni tipi di grassi possono aumentare il rischio di tumore del colon. È importante limitare l’assunzione di acidi grassi saturi presenti in carni rosse e in carni lavorate, come wurstel, salsicce o insaccati. Altri alimenti che contengono grassi saturi sono, per esempio, olio di cocco e di palma, latte intero, formaggi e burro. Bisogna limitare l’assunzione totale di grassi a meno del 35% delle calorie giornaliere, e non più del 10% delle calorie deve provenire da grassi saturi. I grassi sani, come gli acidi grassi omega-3 presenti nel pesce, nelle noci e nell’olio d’oliva, possono ridurre il rischio di cancro.

– Il consumo di alcol, più di una unità al giorno per le donne e di due per gli uomini, può aumentare il rischio di polipi al colon e di tumore. Una unità consiste in:
12-15 centilitri di vino
35 centilitri di birra
4,5 centilitri di superalcolico

Stile di vita
– È fondamentale anche avere un peso corporeo sano ed essere fisicamente attivi: in questo modo, si può ridurre significativamente il rischio di tumore del colon-retto. L’American Cancer Society raccomanda almeno 30 minuti di attività fisica per cinque o più giorni alla settimana.

– Il fumo può aumentare il rischio di tumore del colon e di molte altre malattie.

Fonti
mayoclinic.com
cancer.ca
digestive.niddk.nih.gov
familydoctor.org
Miller, P. Journal of Nutrition, July 2010; vol l40: pp 1267-1273.