Trasposizioni tendinee: chirurgia riabilitativa

Articolo scritto dal Prof. Paolo Maraton Mossa
Direttore Centro Chirurgia del Piede Milano

Gli anziani aumentano, i traumi cranici aumentano e i neurolesi aumentano; si crea così un maggior numero di situazioni neurologiche che vanno a sommarsi alle già numerose malattie che colpiscono il sistema nervoso centrale o periferico causando paralisi degli arti inferiori.

Il movimento del piede e della caviglia in buona posizione è la premessa essenziale per la deambulazione e per programmare in modo proficuo un protocollo riabilitativo nei soggetti con paralisi. Indipendentemente dalla causa che ha scatenato il danno neurologico, sia essa un’embolia, un’emorragia cerebrale o un trauma cranico o midollare, il recupero nel tempo del paziente avverrà solamente se lo stesso sarà nelle condizioni di utilizzare gli arti inferiori.
La chirurgia riabilitativa si propone di ripristinare movimenti essenziali per la deambulazione a scapito di movimenti non indispensabili per una buona vita di relazione, anche se utili nella vita sportiva o in particolari emergenze.

Oggi è possibile ottenere questo risultato mediante le trasposizioni tendinee: si utilizza un tendine e quindi un muscolo di scarsa importanza motoria, trapiantandolo in una zona del piede ove possa realizzare un movimento di primaria importanza. La richiesta di questo tipo di intervento (trasposizioni tendinee) è in continuo aumento sia per i motivi sopra esposti che per il fatto che molti pazienti non possono trarre i vantaggi ottimali dalla riabilitazione per l’impossibilità di avvicinarsi al programma di recupero con un appoggio del piede stabile, mobile e non doloroso.

Il ritorno all’autonomia deambulatoria è possibile se almeno due muscoli funzionano in modo soddisfacente; trapiantarli in antagonismo, permetterà di flettere ed estendere piede e caviglia consentendo il passo.
Questo risultato sarebbe stato impensabile rieducando muscoli la cui potenzialità motoria fosse stata quasi totalmente compromessa dal danno neurologico.
Massima collaborazione dunque tra fisiatra e chirurgo ortopedico, per rieducare al meglio la muscolatura valida trapiantata, senza dedicare anni di rieducazione a muscoli con scarsissime possibilità di recupero.

Prof. Paolo Maraton Mossa
Direttore Centro Chirurgia del Piede Milano
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