La matematizzazione della Psicologia della Salute

Articolo scritto dal Dott. Silvano Secco
Psicologia clinica, psicoterapeuta

Che cos’è o cosa si intende con il termine Salute? Come facciamo a convincere una Persona a prendersi cura della propria Salute?
Sembra facile definire cosa si intende per Salute, ma facile non è. La proposta contenuta in questo articolo di una sua matematizzazione vuole essere un tentativo, il più delle volte provocatorio, di definizione di cosa sia la Salute e di come interviene la Psicologia della Salute affinché ogni Persona attivi comportamenti corretti di protezione. In altri termini, l’articolo si propone di individuare in maniera intuitiva alcuni problemi e alcune domande, da cui poi procedere per costruire un modello matematico di Salute e dei conseguenti Progetti con caratteristiche scientifiche.
Ma perché scomodare la matematica? Hans Freudenthal (1905-1990) affermava: “I concetti e i procedimenti matematici sono strumenti con i quali noi organizziamo idealmente i fenomeni del mondo fisico, sociale e mentale”.
La Salute possiede in sé delle caratteristiche nascoste che noi dovremmo scoprire. La Salute ha in sé qualcosa di nascosto, che non è visibile come lo è, invece, il suo opposto, la malattia. Cosa meglio della matematica associata alla psicologia, a indirizzo psicodinamico, ci può aiutare in questa ricerca di ciò che è nascosto?
Gli obiettivi consistono nello stimolare il passaggio dalla definizione di tematiche pregne di verbalizzazioni alla formulazione di espressioni matematiche, che assegnino dei simboli ai concetti, sintetizzando, così, le parti e il tutto, facilitando operazioni di trasformazioni e indirizzando, infine, le scelte non più casuali nei Progetti.

Il problema
Il problema affrontato in Psicologia della Salute, applicata al contesto della Salute, più che a quello della malattia, potrebbe essere formulato nel seguente modo: 1) come possiamo aiutare una Persona che non sa di possedere un capitale (=capitale Salute) 2) a prendersene cura?
Al fine di rispondere a questa e ad altre domande procederemo in maniera intuitiva, proponendo provocatoriamente delle equazioni che hanno lo scopo principale di sintetizzare i concetti. Il problema, sopra enunciato, contiene in sé due variabili intrinsecamente intrecciate l’una all’altra. Possiamo immaginare il problema come un albero che ha delle radici, un tronco e una chioma; un essere vivente a tre livelli a cui corrispondono tre diverse variabili o fattori.
Il non sa di possedere lo possiamo identificare con il simbolo “√z” e corrisponde alle radici. Il capitale Salute lo possiamo identificare con il simbolo “y”, o variabile dipendente, equivalente al tronco.
Per quanto strano sia, solo la cura, che la Persona dovrebbe utilizzare e che anche l’operatore sociosanitario presume di conoscere in quanto esperto, è l’unica variabile che lo sperimentatore può controllare o si illude di controllare. È ciò che appare e che corrisponde alla chioma del nostro albero. La cura diviene, quindi, la variabile indipendente che chiameremo “x”. Forse sarebbe meglio dire che l’operatore sociosanitario ha la presunzione di conoscere la cura e questo per vari motivi anche di ordine psicologico, che si perdono nel tempo dei tempi, nel mito e nel pensiero dei greci antichi. Ma questa è un’altra storia.
Il nostro problema, tradotto in un’espressione simbolica/sintetica, può essere scritto così:
y=f [(x)·(±√z)].
In altri termini, il processo di cura dipende da questo non sapere, che è il tipico funzionamento dell’Inconscio, per tale motivo possiamo dire che “√z” ha un effetto più diretto verso “x” che verso “y”.

Il valore di “√z”
“√z” è relativo al non sapere di possedere la Salute, un non sapere di conoscere, che condiziona pesantemente i processi di cura o non cura. Proprio perché a “z” diamo un valore di sconosciuto (=proviene dall’Inconscio), ne consegue che proviene dalla radice dell’essere; è per questo che lo poniamo nella radice (√). Il segno ± sta a significare che questa non coscienza, ovvero conoscenza a livello inconscio (√), può essere avversa alla cura o favorevole alla cura.
Possiamo aggiungere un’altra considerazione che si fonda sulla conoscenza clinica dell’Inconscio. Essendo l’Inconscio un insieme infinito di insiemi, noi ci possiamo solo avvicinare alla definizione di “z” in termini di probabilità.
In generale possiamo dire che qualsiasi scelta dell’individuo, anche a livello economico, risente della presenza di questo “√z”, che noi possiamo chiamare il “fare quello che ci sentiamo di fare”. C’è sempre conoscenza ad un altro livello rispetto a quello che facciamo, quello che, in psicanalisi, viene definito l’Inconscio; l’essere umano ha sempre una forma di percezione indiretta del proprio corpo, del suo funzionamento e delle mete collegate alla vita (=il fare).
Una domanda logica potrebbe essere: come faccio a conoscere “√z”? Già nel 1957 alcuni studiosi (Osgood, Suci, Tannenbau) si sono posti il problema elaborando una tecnica chiamata “strumento di classificazione del differenziale semantico” che misura, tramite l’individuazione degli aggettivi verbalizzati dal soggetto, i fattori valutativi (buono-cattivo, piacevole-spiacevole), di potenza (forte-debole) e di attività (rapido-lento) degli atteggiamenti che indirizzano la Persona verso comportamenti oppure oggetti psicologici. L’operatore sociosanitario potrebbe porre delle domande standard ad una Persona e, successivamente, misurare le sue risposte verbali e non verbali, che verrebbero, per così dire, pesate.

Alcune cause della non-conoscenza
Certe volte, la non-conoscenza, o conoscenza implicita, è una forma particolare di resistenza/difesa psicologica verso la comprensione oggettiva, determinata dalla presenza della paura di venire a conoscenza di qualcosa che non sia la Salute. Qui possiamo trovare una alleanza con la matematica, poiché uno dei suoi obiettivi sta proprio nella ricerca di quello che è nascosto.
In una ricerca Di Novi C. (2007) (1), si è visto che gli individui con una Salute più fragile investono più in Salute e seguono uno stile di vita più salutare di coloro che godono di un buono stato di Salute. Noi possiamo ipotizzare che tale comportamento forse si attiva perché la Persona con stato di Salute fragile è più a stretto contatto con la frustrazione dei bisogni e, quindi, la frustrazione agisce come spinta in una certa direzione.
Altre volte la non-conoscenza può essere determinata da un profilo cognitivo carente e da una forma di ritardo cognitivo.

La Salute come capitale
Grossman (2), nel 1972, ha introdotto il concetto di Salute come capitale/eredità/tesoro da tutelare e lo intende come il risultato di un processo di produzione soggettivo che coinvolge diversi fattori che, come tali, seguendo la nostra proposta, potrebbero assumere tutti dei valori. Il capitale di Salute contiene questi fattori:
lo stock di Salute del periodo precedente
l’accesso alle cure sanitarie
l’esposizione a determinati fattori ambientali
l’adozione di atteggiamenti salutari
l’abbandono di atteggiamenti a rischio.
La Salute umana viene intesa come uno stock di capitale che, data la dotazione genetica di base ed un tasso di ammortamento naturale, si degrada nel tempo. Per rimediare almeno in parte al naturale deterioramento, gli individui possono decidere di investire una parte del loro tempo e della loro ricchezza nella produzione di Salute.
Il problema che si pone a questo livello sarebbe quello di dare un peso o un numero a ciascuno di questi fattori.

Ridefinizione del problema
In particolare, se vogliamo procedere alla definizione della variabile cura, dobbiamo capovolgere la formula iniziale, anche perché, effettivamente, quello che ci interessa sapere è quanto una Persona può essere sensibile o non sensibile al nostro approccio di cura, ovvero ai nostri progetti di intervento o Social Cognition Models, che sono fra i più utilizzati.
In altri termini, definito il capitale Salute che una Persona possiede e definito il suo livello di conoscenza/non-conoscenza, di quanta cura ha bisogno, ovvero quanta cura può accettare? Oppure potremmo chiederci: qual è il livello di correlazione/adesione tra la variabile cura (x), che io come operatore sociosanitario propongo, e la variabile aspettativa (conoscenza/non-conoscenza, √z) che quella Persona possiede un capitale Salute (y)?

La perdita della soggettività nei Social Cognition Models
Molti dei Social Cognition Models oggi utilizzati sono caratterizzati dalla perdita di soggettività (=√z) nell’intervento che deriva dalla loro struttura teorica di riferimento e operativa. Essi, per così dire, sono delle espressioni verbali descrittive di un processo di intervento che parte da degli assunti teorici/verbali di base che vengono spalmati mediante la loro operazionalizzazione/Progetto su chiunque, Persona o Comunità, come una sorta di crema ideologica. Questi assunti teorici/verbali, in particolare all’inizio, hanno la forma di assiomi, cioè di verità assolute, che solo successivamente vengono verificate. I Modelli danno per accettati, in modo autoreferenziale, sia gli assunti teorici sia l’efficacia delle proposte operative. Vengono, così, a mancare quei passaggi preliminari che sono la sperimentazione su gruppi di Persone interessate, come, per esempio, la popolazione dei fumatori.
Rimanendo nel contesto del gruppo dei fumatori, la frase che troviamo scritta nei pacchetti di sigarette “Il fumo uccide” ha effetti diversi nelle Persone che la leggono. Questa frase vorrebbe determinare un legame affettivo negativo tra il fumatore e l’Oggetto ed il suo conseguente allontanamento dalla sigaretta. Di fatto, il legame di paura, quello che noi abbiamo chiamato “√z”, agisce in modo diverso in ciascuna Persona, perché l’emozione che accompagna ogni fenomeno è soggettiva e rende specifica ogni Persona.
Due quindi le domande: 1) perché l’indagine statistica sull’efficacia è stata eseguita dopo la vendita dei pacchetti con questa scritta? 2) Perché si è ipotizzato che la frase, che collega fumo e morte, potesse andare bene per tutti i fumatori?
In alcuni altri Social Cognition Models si usa una procedura analoga, ovvero si ipotizza un modello teorico, non matematico, senza alcuna sperimentazione preventiva su gruppi di controllo e singoli individui. Al di là di queste considerazioni, le definizioni e le indagini hanno comunque dei meriti, ovvero orientare parzialmente i Progetti e definire dei passaggi operativi.

La Psicologia Sociale e le determinanti del Comportamento
Perché delle Persone fumano mentre altre non fumano? Perché delle Persone assumono sostanze, mentre altre hanno adottato uno stile di vita diverso impegnandosi in uno sport? Come indurre dei cambiamenti nelle Persone perché modifichino alcuni comportamenti nocivi alla Salute?
La Psicologia sociale e della Salute, focalizzando l’attenzione sulle determinanti che si interfacciano con gli stili di vita, utilizza concetti di base come comportamento o atteggiamenti, che una Persona possiede in merito alla sua Salute.
K. Lewin definiva il Comportamento mediante una formula: C=f (P, A). In altri termini, il Comportamento è funzione della Personalità e dell’Ambiente.
All’interno della Personalità è contenuto concettualmente un universo chiamato essere umano e la Psicologia Sociale, come l’Astronomia, cerca in questo infinito, che è l’inconscio, alcune determinanti essenziali. In questo universo infinito sono stati individuati due elementi essenziali, l’atteggiamento e la motivazione, che sono stati approfonditi e studiati in maniera particolare.

L’atteggiamento
G. Allport considerava l’atteggiamento come il tratto d’unione tra una forma particolare di pensiero che chiamiamo opinione/giudizio e la possibilità di comportarci in un certo modo. Così, se abbiamo un’opinione, che altre volte possiamo chiamare preconcetto/pregiudizio, questa ci indirizzerà verso un possibile atteggiamento e, successivamente, verso un possibile comportamento.
Possiamo affermare che sia il tipo particolare di conoscenza di un oggetto psicologico oppure opinione/giudizio sia il preconcetto possono dare forma al nostro atteggiamento.
La nostra non-conoscenza (√z) verso un Oggetto psicologico che incontriamo concretamente per la prima volta attiverà delle difese psicologiche perché il non-conosciuto ci potrà intimorire o per contro, in altri tipi di personalità, il non-conosciuto potrà diventare un attrattore, perché ci incuriosisce.
La Psicologia Sociale, per studiare i comportamenti messi in atto dall’uomo, all’interno delle variabili contenute nella Personalità, ha preso in esame in modo particolareggiato l’atteggiamento verso un Oggetto esterno o interno (fumo, cibo, vino, partner, automobile, medico, religione, Salute, farmaci, extra comunitari, ecc.), perché significativo da un punto di vista operazionale.
L’atteggiamento, in altri termini, è considerato come una delle variabili fondamentali che guida le nostre scelte e il nostro comportamento. In un certo qual senso, l’atteggiamento anticipa/precede l’azione che poi noi osserveremo, ovvero il comportamento. Molti dei Modelli definiti “Social Cognition Models” utilizzano il costrutto dell’atteggiamento.
Facciamo alcuni esempi. I miei comportamenti/decisioni verso molti temi della vita possono essere guidati dal mio atteggiamento verso la religione, non ultime la scelta del tipo di matrimonio o le scelte inerenti al comportamento sessuale e all’uso del preservativo. Il modo di comportarmi con i tossicodipendenti dipenderà dal mio atteggiamento verso i tossicodipendenti e verso le sostanze psicotrope. Il mio atteggiamento verso il fumo e la vita condizionerà le mie scelte/comportamento se fumare o non fumare, e questo avrà una ricaduta importante sulla mia Salute.

Cosa contiene l’atteggiamento?
Considerato che l’atteggiamento, nell’ambito della Psicologia della Salute, è così importante e, forse, lavorando su questo aspetto, possiamo modificare il comportamento e possiamo chiederci: “Come si può definire l’atteggiamento stesso?” o “Che cosa contiene l’atteggiamento?”.
All’interno dell’atteggiamento troviamo queste variabili che si intercorrelano e formano l’atteggiamento:
le conoscenze che io possiederò verso il fumo o i tossicodipendenti (=cosa conosco degli effetti del fumo o delle sostanze psicotrope?)
le componenti affettive (=l’Oggetto è sentito come gradevole o sgradevole, attraente o distanziante)
la mia tendenza ad agire (=mi piace fumare, quindi cerco le sigarette e sono attratto dall’eroina).
Questo significa che l’operatore, per modificare l’atteggiamento, dovrà lavorare sulle tre componenti, delle volte in maniera contemporanea e non disgiunta e, altre volte, dovrà seguire delle scansioni temporali.
Tradotto in una rappresentazione matematica: a=(con + aff + ten. az)

La mente fornisce un plusvalore
La Psicologia Sociale suggerisce che l’atteggiamento, ad un livello razionale della mente, viene ulteriormente/costantemente elaborato. La mente, tramite delle competenze intrinseche come, per esempio, la “capacità di riflettere”, tende a razionalizzare e a porsi delle domande rispetto ai nostri comportamenti, mettendo a confronto i pro e i contro, i benefici e i possibili danni. In altri termini, la mente valuta/confronta, ovvero aggiunge un plusvalore, per cui la Persona si chiede/domanda: o questo o quello.
L’atteggiamento (a), così come viene trattato dalla mente, è in funzione:
della stima (sₒ) soggettiva che quel determinato comportamento (“fumare mi piace” o “interrompere mi conviene”, “stare sempre seduto mi piace” o “fare attività fisica mi fa bene”, ecc.) con una certa probabilità darà un risultato atteso (“fumando mi rilasso” o “non fumando sto meglio, non puzzo”)
del valore dato (vₒ) all’Oggetto (“avere una sigaretta tra le dita è un bene supremo” o “respirare bene è un bene supremo”).
L’atteggiamento viene, quindi, modulato dalla stima del vantaggio (mi conviene/non mi conviene) percepito e dal valore (positivo/negativo) dato.
Tradotto in una rappresentazione matematica: a=f [(sₒ) (vₒ)]

La pressione esercitata dall’Oggetto
Possiamo fare un’ulteriore precisazione riferita all’importanza dell’Oggetto. L’atteggiamento è determinato dall’attrazione/pressione/spinta reciproca che l’Oggetto (O) esercita sulla Persona (P) e viceversa. L’Oggetto, in sé, può essere attraente oppure io ho un bisogno interno. Il bisogno interno può essere, per esempio, la sete che provo in mezzo al deserto, che mi spinge in certe direzioni.
Vi è, di fatto, sempre una reciprocità tra Oggetto e bisogno, tra Oggetto e desiderio, tra Oggetto e Persona. La questione è che ciascuna Persona nasce con delle mancanze e, quindi, con dei bisogni e dei desideri.
È la droga, per esempio l’eroina, che mi attrae perché la desidero o sono i miei problemi/bisogni interiori che mi conducono/spingono verso la ricerca delle dosi di eroina? Le teorie psicodinamiche sottolineano da sempre l’importanza dell’attrazione/pressione dell’Oggetto sulla Persona; più la pressione è elevata, più ci avviciniamo a una situazione di stress o trauma. La pressione dell’Oggetto sulla/nella Persona dovrebbe quindi trovare una sua quantificazione, che poi dovrebbe interagire con un’altra forza, anch’essa da quantificare, relativa alla barriera/resistenza/resilienza prodotta dalle barriere difensive della Persona.
Sarebbe oltremodo interessante stabilire quanto, in termini numerici, è forte questa spinta/pressione e la relativa controspinta o resilienza. Il loro rapporto e la loro interazione potrebbero dirci qualcosa sui possibili rischi per il soggetto, ovvero sui rischi di rottura delle barriere.
Tradotto in una rappresentazione matematica: a=O ↔ P

1 – “An Economic Evaluation of Life-Style and Air Pollution-Related Damages: Results from the BRFSS”, JEPS Working Paper No.
2 –   M. Grossman, (1972), “On the Concept of Health Capital and the Demand for Health”, Journal of Political Economy, 80: 223-255. M. Grossman, R. Kaestner,(1997), `Effects of Education on Health’, in Behrman and Stacey eds., The Social Benefits of Education, University of Michigan Press. M.Grossman (2003), “Household Production and Health”. Review of Economics of the Household, 1:331-342.

Dott. Silvano Secco
Psicologia clinica, psicoterapeuta