Calcagno prominente

Articolo scritto dal Prof. Paolo Maraton Mossa
Direttore Centro Chirurgia del Piede Milano

Inizia come una tumefazione spesso dolente dietro il tallone che crea un conflitto meccanico con la calzatura, soprattutto con alcuni tipi di calzature come il mocassino.
La pelle inizialmente si arrossa e può formarsi una transitoria vescica che lascia spazio a una cute delicata e sofferente nei confronti dell’attrito; il paziente ricerca calzature sempre più alte posteriormente per contenere lo sfregamento con la lesione che, con il freddo, si accentua rendendo disagevole il passo.
Con il passare del tempo, la lesione aumenta di volume sia verso l’esterno che verso l’interno, assumendo la caratteristica forma prominente spesso bilobata. Il processo coinvolge sia la cute che il sottocute e sia la cartilagine che l’osso sottostante; in fase di cronicizzazione, compaiono tipiche calcificazioni locali spesso estese all’inserzione achillea. Gli esami radiografico, ecografico e clinico confermeranno la stabilizzazione del processo morboso, di facile diagnosi e con una diagnosi differenziale solo per i tumori del calcagno.
Il dolore inizialmente locale può irradiarsi sia verso il tendine di Achille sia verso la fascia plantare; questo fenomeno è la logica conseguenza di recenti acquisizioni che confermano che tendine di Achille e fascia plantare sono un tutt’uno; è, quindi, meglio parlare di “sistema achillo-plantare”, le cui patologie sono perlopiù concomitanti e associate.

Il disagio è legato, inizialmente, a fenomeni meccanici ripetuti ma, successivamente, la tumefazione assume una dolente autonomia propria e una crescita autonoma indipendente dallo sfregamento con la calzatura.
In questi casi, giocano un ruolo importante fattori genetici e ormonali prevalentemente a carico dell’ormone ipofisario della crescita, dell’ormone tiroideo e degli ormoni sessuali sia di produzione endogena che per somministrazione terapeutica.
Il processo è irreversibile, e il dolore associato al disagio posturale e deambulatorio tende ad aumentare.
Nella fase iniziale, accorgimenti empirici nella scelta delle calzature, associati a laserterapia o a frizioni locali con prodotti antinfiammatori, leniscono temporaneamente il disagio.
Mai usare creme o pomate che tendono ad ammorbidire la pelle che deve, invece, essere aiutata a ispessirsi.
Nelle fasi più avanzate, l’indicazione è chirurgica e consiste in una sapiente regolarizzazione della tumefazione cartilaginea e ossea e della borsite di ricopertura; l’intervento presenta diversi gradi di invasività, in quanto la tumefazione si trova sotto l’inserzione del tendine di Achille, che andrà parzialmente disinserita per permettere la regolarizzazione chirurgica. Da quanto dovrà essere disinserita questa inserzione dipenderanno i tempi e le modalità del decorso postoperatorio.
Nei casi più gravi, sarà necessario disinserire e reinserire il tendine di Achille al tallone, mentre, in quelli più sfumati, sarà sufficiente una via di accesso meno invasiva mediale o laterale.
Personalmente, preferisco, in ogni caso, un decorso postoperatorio con uno stivaletto in vetroresina in carico e con il piede a novanta gradi per evitare posizioni viziate della caviglia in equinismo che richiederebbero, successivamente, una prolungata riabilitazione.
È ovvio segnalare che più precoce sarà la decisione chirurgica meno invasiva sarà la via di accesso e meno impegnativi saranno il decorso postoperatorio e l’eventuale fase riabilitativa.
È bene ricordare che fenomeni similari possono presentarsi in altre parti del corpo; tra queste, quella più comune è la porzione anteriore della tibia in prossimità del ginocchio.

Prof. Paolo Maraton Mossa
Direttore Centro Chirurgia del Piede Milano
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