Chirurgia mini invasiva per l’alluce valgo: prudenza nella scelta

Articolo scritto dal Prof. Paolo Maraton Mossa
Direttore Centro Chirurgia del Piede Milano

La tecnica mini invasiva dell’alluce valgo e delle dita del piede si sta diffondendo oltre ogni previsione, pertanto mi sembra necessario capirne e segnalarne le indicazioni e i limiti. La parola “mini invasivo” tranquillizza il paziente, che vede in questa definizione una tecnica modernissima, il concetto di tecnica all’avanguardia e il concetto di modernità assoluta e di scarso impegno post-operatorio. Segnalo che quasi tutte le tecniche moderne per la correzione dell’alluce valgo o delle dita permettono di operare entrambi i piedi contemporaneamente camminando il giorno dopo l’intervento senza bastoni e senza stampelle e, spesso, senza mezzi di sintesi metallici. I pazienti, oggi, ancora prima di fissare il primo incontro chiedono alla mia Segreteria se utilizzo questo tipo di tecnica. Bisogna capire che il tipo di tecnica chirurgica da utilizzare non deve a priori essere scelto dal paziente a prescindere. Deve essere valutato con il paziente offrendo allo stesso tutte le informazioni possibili, facendo comprendere che ogni tecnica chirurgica presenta vantaggi e svantaggi ma, soprattutto, che esistono tecniche più adatte a particolari situazioni piuttosto che ad altre. Segnalo che non è la stessa cosa operare una giovane donna con un alluce valgo iniziale o una paziente con un avampiede devastato dall’artrite reumatoide. È, inoltre, criticabile l’atteggiamento di operare tutti i pazienti con la stessa tecnica, la tecnica, peraltro, che il paziente accetta più volentieri per il termine ”mini invasivo”. Segnalo, inoltre, che la scelta di una tecnica chirurgica deve essere il risultato di un complesso ragionamento clinico e diagnostico che deve tenere in considerazione tutte le alterazioni dell’alluce valgo, quelle ossee e quelle delle parti molli para-articolari.

Negli ultimi anni, è sempre maggiore il numero dei pazienti che giungono alla mia osservazione insoddisfatti o dolenti dopo interventi multipli e ripetuti con tecniche differenti in diverse strutture sanitarie; sta anche aumentando enormemente il numero di pazienti di questo tipo già operati con tecniche mini invasive. Pertanto, attenzione, spesso le parole non descrivono chiaramente le nuove tecniche e, soprattutto, non ne definiscono i limiti. La tecnica detta “mini invasiva”, quindi, è un utile contributo a chi deve scegliere fra diverse tecniche quella più appropriata al tipo di patologia che si deve affrontare, ma diventa, invece, a mio avviso, un atteggiamento criticabile se utilizzata indiscriminatamente per la correzione di qualunque tipo di alluce valgo o per limitare i tempi di degenza e di utilizzo delle camere operatorie.
Queste considerazioni sono la conseguenza del fatto che esistono circa cinquanta tecniche differenti per operare l’alluce valgo; tutte offrono vantaggi e svantaggi ma, soprattutto, si rivolgono a forme differenti di alluce valgo, correggendo sia la componente articolare che la componente tendinea e dei rapporti con le formazioni vicine dell’avampiede. La mia non è una crociata contro la chirurgia mini invasiva che, a volte, pratico, anche se ben raramente, in rari casi accuratamente selezionati (ben vengano le innovazioni!) ma, purtroppo, ho iniziato a rioperare soggetti che sono stati sottoposti a chirurgia mini invasiva a mio avviso con un’indicazione non corretta o eccessivamente superficiale. Oggi, spesso, il paziente mi chiede questa tecnica ancora prima di togliersi le scarpe durante la visita, quindi, attenzione, tutti gli alluci valghi non sono uguali tra di loro e sconsiglio di operarli tutti con la stessa tecnica, soprattutto se ha un nome accattivante che può diventare un equivoco di interpretazione.

 

Prof. Paolo Maraton Mossa
Direttore Centro Chirurgia del Piede Milano
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