Microchirurgia liminare nell’intervento di bypass aorto-coronarico

Il bypass coronarico, l’intervento più frequente in cardiochirurgia, consiste nel superare un’occlusione o una stenosi (restringimento) di una coronaria ricollegando, con un condotto venoso prelevato dall’arteria mammaria, dall’arteria radiale o dalla vena safena, l’aorta con l’arteria coronaria malata in modo che il sangue possa fluire nuovamente.

Quasi tutto il tempo dell’intervento è impiegato per la sutura tra la vena e la coronaria; proprio dalla qualità di questa sutura dipendono la durata del bypass e, spesso, la vita del paziente. È noto che il 60-70% dei bypass coronarici venosi, dopo dieci anni, è occluso, portando alla necessità di rioperare il 30% dei pazienti.
Si è osservato, grazie ai controlli coronarografici nel postoperatorio, che l’occlusione dei bypass è sempre dovuta alla formazione di una nuova stenosi coronarica (restringimento del lume coronarico) in corrispondenza della cucitura. Per di più, è stata confermata da studi coronarografici quantitativi la presenza di un restringimento del calibro coronarico alle estremità dell’anastomosi (punto di collegamento tra i vasi), dovuto alla tecnica operatoria impiegata.
Già dalla fine degli anni ’70, è stato sottolineato che, in corrispondenza delle estremità dell’anastomosi, il lume coronarico si restringe sempre e che maggiore è la quantità di parete coronarica coinvolta nella cucitura, maggiore sarà il livello di stenosi coronarica prodotto. La quantità di parete suturata, con la tecnica standard, è di 2-3 mm. Tale cucitura causa sempre un restringimento del calibro della coronaria alle estremità dell’anastomosi, proporzionale al calibro della coronaria. Dato il tasso molto elevato di occlusioni di bypass, i pazienti con coronarie piccole non sono operati.

Per ridurre il livello delle stenosi coronariche e per rendere operabili anche i pazienti con coronarie piccole, il Prof. Salvatore Spagnolo (Cardiochirurgia Policlinico – Monza) ha applicato all’intervento di bypass i concetti e le procedure usati in microchirurgia vascolare; quest’ultima, negli ultimi anni, ha avuto notevole impulso e ha permesso, così, in altri campi della chirurgia, di suturare con successo vasi sanguigni di 1 mm di diametro.

La differenza principale tra sutura microchirurgica e tecnica standard di sutura vascolare consiste nella quantità di parete vascolare suturata, che passa dai 2-3 mm a soli 0,4-0,5 mm. Tale sutura richiede una precisione millimetrica e ciò può essere ottenuto grazie a un ingrandimento di 6-8 volte del campo visivo e a un ago di sutura della lunghezza di soli 5,5 mm e dello spessore di 18 micron; inoltre è richiesta grande perizia.
Tale tecnica microchirurgica è stata chiamata microchirurgia liminare per sottolineare il fatto che viene usato per la sutura solo il margine estremo della parete coronarica.
Il Prof. Salvatore Spagnolo ha operato, con tale tecnica, 3500 pazienti e sono state effettuate circa 7500 anastomosi. Nell’immediato e dopo 10 anni, i risultati confermano un notevole miglioramento rispetto alla tecnica standard con un’importante riduzione del tasso di occlusione dei bypass e di stenosi critiche delle coronarie.

Fonte
salvatorespagnolo.com

PER APPROFONDIRE
www.salvatorespagnolo.com